Newington, Inghilterra, 22/09/1791 - Hampton Court, Londra,
25/08/1867
Figlio di un fabbro e di una contadina, a 13 anni, dopo le
scuole elementari, per aiutare economicamente la famiglia trovò lavoro come
fattorino e poi apprendista rilegatore.
Dal 1810 frequentò corsi divulgativi specialmente di
elettricità e meccanica, e dal 1812 partecipò alle lezioni e dimostrazioni di
Humphry Davy alla Royal Institution. Di queste lezioni prese accurati appunti e
dopo averli copiati, illustrati e rilegati, ne fece dono a Davy, chiedendo di essere assunto alla Royal Institution per
lavorare in campo scientifico. Nel 1813 divenne assistente di Davy.
Nel 1821 cominciò a lavorare sull’elettricità a seguito
della notizia dell’esperimento di Oersted, e pubblicò il
suo primo lavoro in questo campo che contiene già l’idea delle linee di forza.
Inoltre scoprì la rotazione elettromagnetica, il principio base del motore
elettrico, e la sua interpretazione in termini di forze ‘non-newtoniane’ aprì
un lungo dibattito con Arago e Ampère.
Dal 1821 al 1831 si dedicò alla chimica (liquefa il
cloro nel 1823 e isola il benzene nel 1825) e nel 1824 fu eletto alla Royal
Society.
Nel 1831 ritorna
agli studi sull’elettricità con la sua più importante scoperta, quella
dell’induzione elettromagnetica, mostrando come un magnete potesse generare
corrente in un circuito, convertendo energia meccanica in energia elettrica e
rendendo così possibile la dinamo e il trasformatore.
In questo periodo fece importanti scoperte in elettrochimica
coniando, insieme a William Whewell, termini ora comuni come elettrolisi,
elettrodo, anodo, catodo, ione.
Nel 1838 era pronto a mettere insieme tutti i pezzi in una
teoria coerente dell’elettricità, tuttavia l’intenso lavoro gli procurò un
crollo nervoso e riprese il lavoro solo sei anni dopo, quando le sue idee sulle
linee di forza erano state riprese dal ventunenne William Thomson (poi Lord
Kelvin) in forma matematica. Thomson aveva predetto che un campo magnetico
avrebbe modificato il piano di polarizzazione di luce polarizzata e Faraday
rilevò l’effetto magneto-ottico (che ora prende il nome di effetto Faraday).
Dopo intense ricerche,
Faraday scoprì il diamagnetismo e riprese le sue idee su di una teoria
dell’elettromagnetismo che espose nella conferenza "Thoughts on Ray-vibrations" del
1846 e completò negli anni seguenti, ponendo le basi della teoria del campo
elettromagnetico coi lavori “On the physical character of the lines of forces”
(1852) e “On the conservation of force” (1857).
Dal 1850 le sue capacità di concentrarsi sul lavoro
declinavano, ma ormai James Clerk Maxwell con gli scritti “On Faraday’s lines
of forces” (1855-1856) aveva iniziato a costruire, sulle fondamenta gettate da
Faraday e su incoraggiamento di William Thomson, la teoria matematica
dell’elettromagnetismo. In quegli anni la
loro corrispondenza e frequentazione concorsero a costruire uno dei più grandi
risultati della fisica: la teoria elettromagnetica.
Nel 1858 gli fu assegnato un alloggio pubblico ad Hampton
Court, dove passava la maggior parte del tempo mantenendo l’incarico di ‘Anziano’
della Chiesa Sandemanista e dove morì.
Nel 1861 venne pubblicato il libro "Storia chimica di una candela", dove Faraday analizza, tramite esperimenti e le conoscenza chimiche e fisiche da lui conosciute, i principi di sviluppo della combustione di una candela. Inoltre utilizzò la candela come metro di paragone per descrivere altri fenomeni della natura.
L’immensa mole dei suoi minuziosi quaderni di laboratorio e
i suoi lavori furono raccolti nelle Experimental Researches in Electricity (in
3 vol.), così come sono stati pubblicati i suoi Diari e la sua preziosa corrispondenza
scientifica. Dal 1872 la Royal Institution ospita la ricostruzione del suo
laboratorio ed un museo dedicato alla sua opera di appassionato sperimentatore.
Biografia tratta dal sito dell’Associazione per
l’insegnamento della fisica https://www.aif.it/fisico/biografia-michael-faraday/
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