lunedì 29 ottobre 2018

Candele nella letteratura

Dante, Divina Commedia
Purgatorio, Canto XXIX

Or convien che Elicona per me versi, 
e Uranìe m’aiuti col suo coro 
forti cose a pensar mettere in versi.                               42

Poco più oltre, sette alberi d’oro 
falsava nel parere il lungo tratto 
del mezzo ch’era ancor tra noi e loro;                            45

ma quand’i’ fui sì presso di lor fatto, 
che l’obietto comun, che ‘l senso inganna, 
non perdea per distanza alcun suo atto,                       48

la virtù ch’a ragion discorso ammanna, 
sì com’elli eran candelabri apprese, 
e ne le voci del cantare ‘Osanna’.                                   51

Di sopra fiammeggiava il bello arnese 
più chiaro assai che luna per sereno 
di mezza notte nel suo mezzo mese.                             54


La figura dei sette candelabri accesi sono la raffigurazione allegorica della Chiesa. Infatti essi rappresentano sia un riferimento ai sacramenti sia una citazione dei vangeli apocrifi in cui le sette Chiese d'Asia:
Apocrifi, IV, 5: "le sette lampade che ardono davanti al trono e che sono i sette spiriti di Dio".

Purgatorio, Canto XXX

Ella si tacque; e li angeli cantaro
di subito ‘In te, Domine, speravi’;
ma oltre ‘Pedes meos’ non passaro.                             84

Sì come neve tra le vive travi
per lo dosso d’Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,                                 87

poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
sì che par foco fonder la candela;                                  90


così fui sanza lagrime e sospiri 
anzi ‘l cantar di quei che notan sempre 
dietro a le note de li etterni giri;                                       93


Dante dopo aver appena avuto il primo incontro con Beatrice sente gli angeli cantare. Qui il poeta usa la candela all'interno della metafora con cui descrive il suo stato d'animo e il divenire di emozioni suscitate dal canto celeste, a tal punto da dover trattenere le lacrime.

Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo

La funzione delle candele all'interno dell'opera è quello di creare un'atmosfera cupa per lasciare il protagonista sempre da solo anche quando è in compagnia, in questo modo il protagonista rimane isolato da solo nel suo mondo di sofferenze e di irrazionalità. Si può infatti vedere come la ricerca dell'irrazionalità avvenga nel buio per mettersi in antitesi con Diogene di Sinope che ricercava l'uomo onesto con una lanterna di giorno.

"Attraversai a passo rapido la bottega buia ed entrai nella sala a me nota, dove c'era una sola candela accesa, e mi fermai sconcertato: non c'era nessuno. «E dove sono?», domandai a qualcuno. Ma naturalmente avevano già fatto in tempo a separarsi... Davanti a me stava una persona con un sorriso ebete, la padrona stessa, che un po' mi conosceva. Un minuto dopo si aprì una porta, ed entrò un'altra persona. Senza prestare attenzione a nulla, camminavo a grandi passi per la stanza e, credo, parlavo da solo."

"«Sei qui da molto?»
 «Dove?»
 «In questa casa».
 «Due settimane».
 Parlava sempre più a scatti. La candela si era spenta completamente; non potevo più distinguere il suo viso."

William Shakespeare, Macbeth
Atto V, scena I

La scena inizia con una dama di corte che mostra a un medico Lady Macbeth che cammina sonnambula nelle stanze del castello. Infatti Lady Macbeth nell'oscurità della notte cammina con una lanterna in mano in cui vi è un lume acceso presa dai sensi di colpa per l'omicidio di re Duncan e cerca di togliersi dalle mani le macchie di sangue.

dama
Nè voi, nè umana creatura a parte
Porrò di quanto intesi. Anima nata
Non potrebbe attestar ch’io dica il vero.
Ma guardate! ella viene. Il consueto
Suo modo è quello, e, com’è ver ch’io vivo,
Profondamente addormentata! I gesti
Osservate attento, e non alzate
La voce.
medico
Onde levò quella lucerna?
dama
Dalla stanza dove dorme. Un lume acceso
Sempre vi sta; chè tale è il suo comando.
medico
Sbarrate ha le pupille.
dama
Oh sì, ma chiuso
Il senso del veder!
medico
Che fa? Mirate!
Si stropiccia le mani.

Trilussa, La Candela

Davanti ar Crocifisso d'una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede.
Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive. Com'è bella
la fiamma d'un amore che consuma,
purchè la fede resti sempre quella!
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma...


ATTENZIONE CONTENUTO VOLGARE

Giuseppe Gioachino Belli

Er padre de li santi

   Er cazzo se pò ddí rradica, uscello,
ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
pezzo-de-carne, manico, scetrolo,
asperge, cucuzzola e stennarello.
  
     
5Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello.
              
     Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
10e mmaritozzo, e ccannella, e ppipino,
e ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
              
     Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
poi torzo, crescimmano, catenaccio,
mànnola, e mmi’-fratello-piccinino. 

     
15E tte lascio perzino
ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
              
     Cuer vecchio de spezziale
disce Priàpo; e la su’ mojje pene,
20seggno per dio che nun je torna bbene. 

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